Le cinque cime del Pollino (il report di un gruppo di partecipanti …. bellissimo da leggere!!!)

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06/07/2016
avventura 5 cime con bivacco vista da 3 lucani
#sedalmontevuoisoccorsomenailpelopiùdell’orso
Partenza da Potenza per raggiungere agip di Francavilla in Sinni per radunare la ciurma.
Uniche info a noi note circa la composizione della compagnia sono quelle dei partecipanti al gruppo whatsapp creato dal mitico Pasquale, guida impeccabile del Parco del Pollino e da quel momento in poi unica guida per tutte le nostre avventure……..
Oltre noi 3, un certo numero di partecipanti (poco influente per noi) ma soprattutto due nomi di quote rosa, Maura e Cristina. Subito parte la toto composizione ciurma………l’idea che più ci piace????
Pensiamo a due amiche sole solette alla prima esperienza di trekking che avranno sicuramente bisogno di aiuto ed attenzioni. Quindi parole d’ordine, non dare confidenza ad individui maschi del gruppo e dedicarsi esclusivamente a loro.
Arrivati all’agip via con le presentazioni. Gruppo di giovani brindisini, tra cui ragazzotto alto e prestante, Luigi, abbigliato e attrezzato di tutto punto di accessori mimetici, i fratelli Simone detto Stefano e Davide, accompagnati dalle rispettive dolci metà, Maura e Mara, soprannominata fin da subito la ragioniera, per motivi che un giorno forse scoprirete. A questo punto la nostra idea delle due amiche sole solette inizia a vacillare.
Altro gruppo consolidato direttamente dalla Calabria saudita, composto dalla coppia più bella del mondo Franco e la signora Grinta ed una spasimante, Chiara. Lorenzo e Tonino, che già a primo acchitto sembrano grandi intenditori della questione………….bivacchi.
Mancano all’appello altre due persone dice la guida per antonomasia, Pasquale. Allora pensa e ripensa, ultime speranze della coppia di amiche……..beh sicuramente Cristina porta un’amica che non è nel gruppo Whatsapp.
Benissimo………..piacere Cristina, piacere Mimmo.
Chiaramente i nostri sogni pindarici svaniscono prima ancora di mettere lo zaino in spalla. L’unica cosa a tenere un po’ su il morale in quella stazione di servizio è il decoltè della barista.
Il gruppo è pronto si parte. Lasciate le macchine, ci carichiamo di zaini colmi come quelli dei soldati nelle campagne russe. Quando sembriamo sopraffatti dal peso fortunatamente arriviamo a Piano Gaudolino.
Qui mettiamo in mostra tutta la nostra praticità nel montare le tende, lasciamo gli zaini e si parte per Serra dei Preti. Iniziamo a salire con la borraccia dell’entusiasmo colma, dopo la boscaglia ci rendiamo conto che c’è ancora un bel po’ di salita da fare. È qui nasce una prima riflessione: “Perché l’uomo ha questo rapporto di sfida con la montagna???? Perché????”
Da Lagopesole giunge un’idea: “Perché l’uomo non si fa mai i fatti suoi e soprattutto il Vajont si poteva evitare”.
Arrivati in cima, da intenditori della montagna proviamo ad accendere un sigaro toscano, e proprio in quell’istante ci rendiamo conto che “in montagna c’è vento da tutti i lati”.
Scendendo scendendo si iniziano a definire, come nei più grandi giri a tappe di ciclismo, i ruoli all’interno del gruppo. Mimmo e Cristina stanno già cenando quando gli altri sono ancora alle prese con i sentieri e soprattutto quando, senza fare nomi, Mara, inizia ad accrescere la sua sensibilità con le suole delle scarpe e a prendere confidenza col brecciolino.
Oh finalmente si cena, Pasquale si cuoce un po’ di pasta, Mimmo e Cristina cenano con pietanze a noi sconosciute da quando siamo stati svezzati, iniziamo a trovare un po’ di feeling culinario con quelli della Calabria saudita, polpette e pecorino homemade. Noi tagliamo come si suole qualche capo di sauzizza e lo offriamo alla comitiva. Cristina educatamente rifiuta più volte, ma noi ci riproviamo finchè capiamo che era
inutile insistere. Ancora non sappiamo come ci sia arrivata la novella, che lei è vegetariana. Un po’ di vinello che non tutti bevono e poi in tenda.
Sveglia di buon mattino udendo quel soave e dolce suono di campane di vacche tutto intorno a noi. Colazione……..con tarallo aviglianese e caffè freddo. Il cielo fortunatamente ha mandato al nostro bivacco la signora Chiara, che da buona donna del sud ha portato la macchinetta del caffè. Dopo un incerto: no grazie al caffè caldo………le abbiamo fatto rifare il caffè due volte.
Pronti si parte, dopo che tutti o quasi (chissà Lorenzo a chi pensava quando Pasquale parlava) caricano un bel po’ d’acqua che debba durare per tutta la giornata. Oggi tappa epica….Pollino e Dolce Dorme.
Dopo un’oretta di cammino inerpicandoci in irti sentieri, usciamo dal bosco e vediamo i primi pini loricati da vicino. Piccola sosta con vista su viadotti e galleria della Reggio Calabria, che ispira un profonda riflessione: “Pur di non fare salite e discese, l’uomo ti ha bucato le montagne” invece noi continuiamo a salire e scendere ……..a piedi per di più.
La salita [ bella tostarella e qualcuno lasciando il sentiero, cerca di prendere la cosa più dolcemente, inghiana dritto per dritto per accorciare…… e proprio quando siamo quasi in cima che capiamo fino in fondo la risposta del compianto Marco Pantani alla domanda: “Marco perché vai così forte in salita? Per abbreviare la mia agonia”.
Arrivati in cima ognuno pratica i suoi riti propiziatori, c’è chi fa foto, chi gira dei brevi video, chi fa un sorso di vino e chi spera che ci sa ancora salita e non discesa.
Prendendo un po’ fiato guardiamo la prossima cima da affrontare: il Dolce Dorme, la più alta…..e si vede.
“Caro mio quella è tosta”, dice un gitano, e l’altro prontamente lo conforta: “Quella non è tosta, è solo una salita……..perché la puoi fare”, indicando la cima che ci aspetta; aggiunge:”quella è tosta, perché non la puoi fare”, indicando l’infinito.
Pasquale da ottimo condottiero incoraggia tutti dicendo con calma in un’oretta siamo lì. All’inizio nessuno, o meglio noi, non credevamo alle sue previsioni temporali, che invece erano sempre precise al minuto spaccato e che ci hanno fatto ricredere subito.
Inizia la discesa e ci rendiamo conto che anch’essa ha le sue belle difficoltà. Il nostro estro ci viene in soccorso e ci capiamo che affrontando la discesa con nonscialans, sorriso ed erre moscia alla francese è tutto più facile. Iniziamo ad intonare la marsigliese e iniziamo ad andare giù come dei veri stambecchi. Per di più comprendiamo due segreti tecnici: “Per scendere in scioltezza o fai una bella stretta alle scarpe o na bella stretta alla bottiglia”.
Arriviamo a Sella del Pollino e ci guardiamo con calma quello che ci aspetta che a dire la verità non sembra poi così ripido.
Iniziamo a salire, e ci rendiamo conto che quello che sembrava da giù è proprio vero……”il Dolce Dorme non è ripido……è appizzicat’ proprio”.
Il gruppo si sgrana…..Mimmo e Cristina come sempre a fare le lepri, in gran forma il signor Lorenzo che ripetendo tra se e se “è pianura è pianura” sembra essersi davvero convinto……e poi quel che rimane del gruppo. La signora Chiara, quasi allo stremo delle fora non molla, per non darla vinta alla sua rivale in amore, la signora Grinta di cui tanto parla il marito Franco.
Arrivati in cima, solite tradizioni rispettate, il signor Franco gradisce un goccio di vino e si lancia in un brindisi improvvisat:”Amm fatt’ vall’ e vallun’, brindisi faccio a sti 4 ming….”.
Ormai il gruppo non ha più segreti, o quasi, ognuno mette a nudo senza vergogna le sue mancanze. Tant’è che per scendere Mara ci ha messo circa il doppio del tempo impiegato per salire. Poco fiduciosa nelle sue suole, nemmeno la marsigliese e la stretta di scarpe (perché vino non ne beveva) sono riusciti a farla sbloccare.
Arrivati quasi in fondo, pausa pranzo………. Lorenzo evita il pasto per non farsi venire sete……ha finito l’acqua. Tranquillo Lorenzo “Quando qualcuno resta senz’acqua, una goccia ognuno e riempiamo l’oceano”.
Il gruppo sembra preferire la dieta vegetariana, i ragazzi salentini si dedicato all’inghiottimento di ortaggi crudi, ma la coalizione calabro-lucana tiene duro e procede ad affettare suini fatti a carne e ovini fatti a formaggi con coltelli comprati ad ok per l’occasione o tirati fuori dalla personale collezione come per il signor Tonino.
Si ritorna finalmente al campo base, dove tutti senza pudore mettono a mollo nella fontana freschi e profumati piedi.
“Dormito in tenda, camminato per impervi sentieri, lavati con gelide acque e senti il vigore del giovane…….lo stesso giovane che a casa per un solo decimo di febbre, mille volte avrebbe preferito farsi uccidere piuttosto che soffrire”.
Tra un sonnellino, una chiacchierata e altro arriva l’ora della cena.
Questa sera tavolata, o meglio copertata unica per cena etnica, incontro di tre regioni confinanti ma distanti culinariamente. Quando ci rendiamo conto di essere alla sagra del porco, ci accorgiamo di aver invitato anche Cristina la vegan. Allora si impugnano i coltelli e si iniziano a fendere ortaggi di tutte le dimensioni e colori per grigliarli un pochino e coinvolgere anche Cristina detta Vegan. Quando le prime tre fette di zucchine diventano nere come nu tuzzon’, c’è un cambio del menù………ciambotta.
Tutti i commensali, scettici delle qualità ciambottistiche del buon Ciccio, si ricredono assaggiando il suo ricercato piatto, tanto da costringere il suddetto a fare tre cotture della suddetta.
La serata scorre nel migliore dei modi…..non fosse per il lancinante dolore ai mennilli che ad un tratto blocca il signor Lorenzo.
Il giorno seguente il gruppo è molto più a suo agio al campo base. Di buon mattino tutti partono per i servizi igienici disseminati tutti intorno alle tende, senza il pudore che un po’ li frenava il primo giorno.
Colazione e si parte……o meglio si cerca di partire. La stanchezza dei giorni precedenti si inizia a sentire e salendo verso Serra delle Ciavole il signor Franco capisce il momento critico e dà uno scossone a tutti: “Grinta ci vuole grinta…..da quando ti svegli la mattina a quando vai a letto la sera devi avere grinta, un cuore per amare, una testa per ragionare e due …… per combattere”
Non contento: “ Nella vita per non essere un bersaglio devi stare sempre all’angolo opposto di tiro”
Spronati dal signor Franco…arriviamo a Serra delle Ciavole.
Ultima cima ….. serra di Crispo. Arranchiamo ma ce la facciamo e proprio quando ci rendiamo conto di aver concluso tutte le cime : “Se le gambe avessero paura come gli occhi non ce l’avremmo fatta”.
Si rientra al campo base e finalmente si pranza ……… finalmente finchè non assaggiamo l’affettato di lupini……
Tristemente raccogliamo tende sacchi a pelo, rifiuti (in quantità industriale) e ci rimettiamo in cammino per rientrare. Gli zaini, svuotati rispetto all’andata, sembrano essere più pesanti……..
Quando la tristezza ha raggiunto il culmine e tutti sono pronti a salutarsi……..ci viene in contro il mitico signor Lorenzo. Una delle ruote della sua auto è sgonfia……evvai un altro po’ di tempo da passare a paraculare il malcapitato che sembra non aver preso bene la cosa…….soprattutto perché anche la ruota di scorta è inutilizzabile. Quel sant’uomo di Pasquale, mandato dal cielo, ci riporta la ruota bella abbottata e si va tutti a bere una bella birretta fresca a conclusione di una fantastica esperienza montana

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Ed ecco a voi gli autori di questo bellissimo report

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