Rovaniemi 300


Sembrava una barzelletta quando ho visto l’ elenco dei partenti con gli sci: uno svedese, due finlandesi, un austriaco, un inglese e poi io : l’ italiano partito dal Sud Italia dal meraviglioso Parco del Pollino. Da circa tre anni mi sono appassionato a queste competizioni ” estreme” , che un Po rispecchiano anche il mio carattere avventuriero. Dopo la Sila3Vette in diverse edizioni, la Rovaniemi150 nel 2017, la Iditasportrace in Alaska 2019, quest’ anno il mio obbiettivo era la Rovaniemi300. Una gara di 300 km in autosufficienza in cui negli ultimi 150km non è garantita neanche la traccia. Sono partito da casa il 12 febbraio alle 2:00 di notte per raggiungere l’ aeroporto di Fiumicino. Un viaggio tranquillo con scalo ad Helsinki per arrivare alle 21:00 a Rovaniemi. Bellissima città turistica, capoluogo della regione Lapponia dove in inverno si respira perennemente un’ atmosfera natalizia. A pochi chilometri si trova il villaggio di Babbo Natale, posto magico per adulti e bambini. La giornata del 13 passa in completo relax, guardo le previsioni meteo , esco a passeggiare e a fare la spesa. Cerco di nutrirmi nel migliore dei modi cucinando all’ italiana nella cucina dell’ ostello in cui soggiorno. Controllo più volte il materiale, sono indeciso su un assetto più leggero lasciando alcune cose doppie oppure, avere più peso ma la sicurezza di avere tutto in caso di bisogno.


14 Febbraio: Giornata dedicata al briefing e al controllo materiali. L’organizzazione ha scaglionato le tre discipline in orari diversi. La 300km alle 15:00 Del pomeriggio. Naturalmente la lingua usata é l’inglese che riesco sicuramente a capire meglio del 2017. Ci sono comunque alcuni concetti che non riesco a comprendere, che mi vengono spiegati da una coppia di italiani. Dall’ Italia siamo presenti nelle varie discipline: a piedi , in bici ed io l’ unico con gli sci. Alla fine della riunione porto i saluti della Sila3vette ad Alex con foto di rito.


15 Febbraio :Sveglia alle 6:00 da direttive del mio nutrizionista Tommaso Ciccimarra per un’ abbondante colazione almeno tre ore prima della partenza. Ultimo controllo ai materiali e via verso la partenza! Ore nove si parte, le fat bike va a razzo (il fondo lo permette) e subito lo svedese con gli sci mi è avanti. Avevo deciso di partire calmo ma provo a tenerlo a vista per qualche km. Dopo un po’ decido che per me sarebbe un ritmo troppo elevato per resistere in tutti i 300km. Credo che la gestione del corpo in queste gare così lunghe sia fondamentale. Il primo tratto di gara è lo stesso della 150 km percorsa nel 2017, in cui ricordo alcuni tratti e riferimenti sui tempi del percorso. Nei vari checkpoint che incontro mi fermo solo per riempire acqua calda e mangiare qualcosa ( Frutta secca, nocciole e fichi secchi ) e durante il movimento qualche gel energetico. La mattinata scorre veloce, mi alterno nei vari tratti cambiando gli sci e la tecnica di sciata. La tecnica libera per capire il pattinaggio è piu veloce ma è anche più dispendiosa. La tecnica classica più simile ad una camminata è ideale nei tratti stretti ed è più economica di energie e lavoro muscolare. Nel pomeriggio accendo il telefono per avere qualche indicazione sugli altri e sia Silvia che Tommaso mi comunicano che lo svedese sta andando fortissimo. Rispondo loro che la gara è lunga e che non sono preoccupato. Quello che mi preoccupa di più è la nevicata in corso e il fatto che nella seconda parte potrei non trovare tracce. Alle ore 22 dopo circa 80 km arrivo ad un checkpoint al chiuso, ho due ore di ritardo rispetto hai tempi del 2017. Mangio e decido di riposare qualche ora nella legnaia di fianco. Al centro è acceso un fuoco, c’è una sola persona che riposa e tanto fumo. Apro il sacco a pelo e mi infilo dentro. Da programma mi ero imposto 4 ore di sonno ma a causa del fumo decido di uscire prima. Nel frattempo arrivano anche gli altri sia a piedi che con gli sci, mentre le fat bike e lo svedese sono avanti.

16 Febbraio:Sono le due di notte quando lascio il posto sicuro al chiuso e nella mente mi scorrono le immagini del 2017. Era molto più freddo quella notte ed io sicuramente meno esperto e con qualche paura in più. Spesso mi chiedono se di notte ho paura, da solo in mezzo alla natura selvaggia e a volte ostile. Per me di notte essere sul Pollino o essere in Lapponia non fa differenza almeno a livello psicologico, poi le condizioni possono essere differenti. La mattinata scorre tra paesaggi da favola e piccoli villaggi di case dove sembra regnare una pace e una tranquillità assoluta. Fisicamente sto bene e sto gestendo al meglio il tutto. In uno dei checkpoint scambio qualche parola e qualche fico secco con un atleta greco che apprezza moltissimo.


Quasi subito riparto con l’ intento di fermarmi all’ ultimo checkpoint dove posso trovare acqua calda, oltre a quella dovrò sciogliere la neve con il fornelletto a combustibile. Ci arrivo intorno alle 14:00 ( km145) sotto una fitta nevicata. Mi fermo mangio e sono preoccupato perché negli ultimi km ho male alla caviglia. Diverse volte in quella pausa di un’ ora ho pensato alla possibilità di potermi fermare. Poi pensando al percorso che mi ha portato fino a qui, decido di ripartire dopo aver preso un antidolorifico e facendo però la prima cazzata: ho sempre detto che in queste gare la cosa fondamentale è  fare meno errori possibili e avere una strategia efficace ma anche diversi “piani B”. Non immaginavo che quella bella nevicata a fiocchi si sarebbe trasformata prima in tormenta di neve e in un secondo momento in  pioggia e vento. Cosi dopo diverse ore , intorno alle  22 sono completamente bagnato e in ipotermia. Devo assolutamente fare qualcosa! Qui mi è scattato l’ istinto di sopravvivenza. Mi sono trovato a sciare su un fiume che inzuppandosi di acqua aveva incominciato ad allagare, e nel buio ho deciso di abbandonare la traccia per cercarmi un riparo. Nel frattempo arriva la notizia che lo svedese si è ritirato, probabilmente ha subito anche lui le condizioni  meteo. Mi dirà poi l’ organizzatore che la tormenta ha fatto ritirare la maggior parte dei concorrenti a piedi e con gli sci. Arrivo ad un gruppo di case e vedo una veranda vicino alla legnaia. Decido di cambiarmi lì e devo farlo in fretta. Mi spoglio e mi infilo nel sacco a pelo. Intanto i proprietari vedendo la luce, mi invitano ad entrare in casa. Io ringrazio ma gli dico che non posso ricevere assistenza .
Dopo circa 2 ore che batto i denti nel sacco a pelo, inizio a vomitare… non sto per niente bene e il freddo preso mi ha debilitato. Anche una  forte tosse mi preoccupa tanto. Continua a piovere e penso alle condizioni del fiume che dovrò ancora risalire bel un bel pezzo.


17 Febbraio : Alle 5 di mattina dopo che finalmente avevo trovato un po’ di tepore, è ora di ripartire. Sono nel sacco a pelo nudo e ho la roba asciutta nella slitta a 20m di distanza. Mi faccio coraggio, mi metto una giacca bagnata intorno alla vita e  recupero gli indumenti  asciutti sulla pulka. Metto tutto il bagnato in un sacchetto e per fortuna, avevo tutto il ricambio al seguito….anche le scarpe! È vero che portavo del peso in più , però in 4/5 giorni può succedere di tutto. La pioggia della notte ha inzuppato i dieci cm di neve e riesco ad essere tranquillo solo quando esco dal fiume. Per fortuna ne esco asciutto e inizio a risalire un sentiero in cui non esiste piu traccia e devo orientarmi con il gps, questo mi costringe a fermarmi ad ogni incrocio per capire la direzione. La traccia gpx  è  stata fatta sicuramente con la motoslitta e quindi i punti sono sfalsati. Insieme al fatto che devo battere la traccia, mi fa perdere un sacco di tempo e di energia, a favore del ragazzo inglese che inizia il recupero . L’ idea è quella di arrivare al km 200 dove c’è una baita per poter dormire. Faccio veramente tanta fatica e sono molto lento a causa delle condizioni del percorso. Arrivo intorno alle 19  in questa baita super attrezzata , abbastanza stanco e dopo aver acceso la stufa, mi infilo nel sacco a pelo.  Avrei dovuto prima cucinami qualcosa di caldo ma il bisogno di riposo é  stato più forte. Intorno alle 23 arriva il ragazzo inglese.


18 Febbraio: sono indeciso se far partire prima il ragazzo e mandarlo a battere la traccia avanti. Ma alle 1:00 decido di partire. Preparo la colazione e una buona scorta di acqua sciogliendo la neve. Scoprirò poi di aver chiuso male il contenitore della benzina e non avrò più carburante per prepararmi l’ acqua. Procedo su un percorso senza traccia per tutto il giorno e il ragazzo inglese incollato 10km dopo di me che non molla. Si continua a salire su colline che poi spianano, non avrei mai immaginato di trovare tante salite sulla seconda parte. Dopo tante ore a battere traccia sento il rumore di un mezzo che arriva alle spalle, mi fermo per farlo passare e mi vedo un battipista ” gatto delle nevi” che mi batte il percorso. Sono indeciso se cambiare sci, ma opto ancora per la tecnica classica. Arrivo all’ uscita di un lago, un piccolo villaggio di case in cui devo fermarmi per comunicare la posizione sul dispositivo satellitare. La traccia é spostata di 200m dalla mia posizione e non riesco a capire il sentiero giusto, perdo la traccia, inizio a vagare almeno un’ ora a favore del ragazzo che si porta ora a 6km. Sono preoccupato, le condizioni del percorso non sono adatte alle mie attrezzature, non devo però mostrare segni di cedimento. Il fattore psicologico è fondamentale. A questo punto la mia strategia deve cambiare e sicuramente dovrò saltare il checkpoint previsto per il riposo. Ormai è buio e comincia a nevicare di nuovo, sono stanco, ho male ad entrambe le caviglie, una in particolare è molto gonfia e mi preoccupa. Non devo assolutamente arrivare ad uno sprint finale perché potrei non vincerlo. Chiedo a Silvia e Tommaso di avvisarmi quando il ragazzo si ferma a riposare, intanto io vado avanti ad oltranza. Sono 20 ore di fila che scio, ancora ho dei liquidi e barrette ma dovrò fermarmi a sciogliere neve. Intorno alle 24 mi avvisano che è fermo, tiro un sospiro di sollievo. Almeno non ho la pressione psicologica addosso! È notte fonda nevica e fa freddo, ho bisogno urgente di andare in bagno. In questi casi bisogna cercare di non prendere molto freddo ed essere rapido. Sono stanco e dolorante ma devo approfittare del suo riposo per prendere ulteriore vantaggio. Davanti, sulla neve fresca faccio più fatica di lui e poi devo continuamente guardare la traccia sul gps sbagliando più volte sentiero. Vado avanti in una sorta di stato confusionale, dovuto alla stanchezza. In tanti posti mi sembra di esserci già stato e certe scene già vissute. Mi era capitato anche in Alaska. È qualcosa che non mi riesco a spiegare, a volte mi sembra di vedermi dall’ esterno.


19 Febbraio: Sono le 5 di mattina, sto sciando da 27 ore e sono sfinito, ho fame e sonno, mi accascio qualche momento per riposare e mi viene sonno. Mi sveglio dopo 10 minuti credo in ipotermia, continuo a tremare e non riesco a calmarmi. Ho bisogno di scaldarmi e riposare qualche ora. In un attimo apro il sacco a pelo e mi butto dentro in mezzo alla neve, tolgo le scarpe e imposto la sveglia dopo due ore. Poco prima delle 7:00 mi sveglio e devo mettermi in moto al piu presto. Mi alzo e faccio fatica a stare in piedi, ho male alle caviglie ma devo stringere i denti. Riparto, non ho più acqua e non posso cucinarmi niente perché non ho più carburante, non mangio da 24 ore. Ho sgranocchiato frutta secca e qualche gel. Mi restano da fare 30 km, inizio a rovistare nella pulka e trovo una confezione di fichi secchi. Inizio a mangiarli e mi rendo conto che sono impregnati di benzina . Devo gestire il vantaggio accumulato nella notte ma sono proprio allo stremo,disidratato e affamato. In più ho le articolazioni e i muscoli doloranti e una caviglia in particolare che mi fa urlare dal dolore ogni volta che lo sci va di spigolo. Passa Alex con la motoslitta, mi scatta una foto e mi incita, ho voglia di pasta ma sopratutto ho sete, immagino una bella coca cola per dissetarmi. Ormai certo della vittoria telefono mio padre in Italia per chiedergli come stanno lui e mamma, poi chiamo Silvia. Gli dico un sacco di cose che mi sono venute in mente che deve fare per me. Gli dico anche che sarebbe stata l’ ultima gara ma mi correggo dopo qualche secondo. Arrivo al traguardo e continuo dritto invece di andare a casa di Alex, che prontamente mi recupera dopo poco. Concludo la Rovaniemi 300 in 4 giorni 5 ore e 48m stabilendo anche il primato che apparteneva ad un italiano fatto nel 2017. Attualmente siamo in 3 sciatori ad aver concluso questa gara che si snoda su itinerari fantastici ma tecnicamente molto impegnativa, con tante salite e dislivello e con le condizioni meteo che variano nei giorni, non devi lasciare niente al caso. Mi rendo conto ancora una volta che in queste gare oltre ad un’ adeguata preparazione fisica , devi avere buone doti strategiche e di gestione delle energie e la testa dura che non molli mai. Non so come è stato il ragazzo inglese, però vedevo che riposava molte ore in più di me e poi recuperava durante il giorno. Se fossimo arrivati insieme sul finale con i dolori che avevo probabilmente non avrei vinto. Proprio per questo, ho cercato di sfinirlo sulla durata arrivando anche io al mio limite. Faccio i complimenti a questo ragazzo così giovane e tenace, è stato un grande avversario e duro da battere.


Ringrazio l’ organizzatore della rovaniemi Alex, persona speciale e di grande personalità, la Sila3vette che mi ha iscritto, i miei sponsor economici #alidaunia #zero5 #bioagriturismolagaravina partner #lbsport #vertiginisport #ivytour #nordicskitrab #ciccimarranutrizione #pasticcerianapoletanaferrero #vicecontesrl #falconecaffe #paravideo, #fabiobanfi per avermi prestato la #pulka. Ringrazio la mia famiglia che sempre mi sostiene, la mia compagna Silvia, gli amici reali e virtuali che con i loro messaggi mi stanno facendo emozionare. Dedico questa Vittoria anche all’ amico scomparso #AntonioDerasis, non avendo mantenuto l’ impegno di dedicargli la Sila Tre Vette. E infine la dedico a me, per la testa dura che mi ritrovo e per non aver mai mollato. Grazie a tutti♥️

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